Conclusa con successo la seconda edizione di “Ascoltare il cinema” tra Sutri e Monterosi

Portare l’educazione al suono, alla musica per immagini e alla colonna sonora all’interno della scuola, coinvolgendo studenti dai 3 ai 13 anni, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado: è questo l’obiettivo raggiunto dalla seconda edizione di “Ascoltare il cinema. Per una pedagogia della musica applicata alle immagini”, il progetto che ha trasformato l’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” di Sutri e Monterosi, alle porte di Roma, in un laboratorio di ascolto, creatività e consapevolezza audiovisiva.
Sostenuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e dal Nuovo IMAIE, con la direzione scientifica del compositore Franco Eco, l’iniziativa ha confermato la propria vocazione innovativa.
In un’epoca in cui l’esperienza visiva dei più giovani è sempre più attraversata da video, reel, contenuti social, serie, videogiochi e piattaforme digitali, “Ascoltare il cinema” ha proposto un metodo educativo capace di restituire centralità all’ascolto. La colonna sonora non è stata presentata come semplice accompagnamento musicale, ma come linguaggio capace di orientare la percezione, modificare il senso di una scena, amplificare un’emozione e costruire un sottotesto narrativo invisibile allo sguardo, ma decisivo per la comprensione delle immagini.
Questa seconda edizione ha rafforzato una rete di collaborazione già strutturata: il progetto è promosso da Fabbrica delle Arti in collaborazione con Skené Cultura, ACMF – Associazione Compositori Musica per Film e ColonneSonore.net, partner che hanno contribuito alla costruzione di un percorso didattico fondato sul dialogo tra scuola, cinema, musica, critica cinemusicale e professioni dell’audiovisivo. Responsabile scientifico del progetto è Franco Eco, compositore di musica per film e membro della European Film Academy, che ha coordinato un percorso pensato come incontro tra grandi professionisti e piccoli allievi.
In questa seconda edizione, il lavoro si è concentrato in particolare sulla realizzazione di masterclass di grandi maestri per studenti, trasformando la scuola in un laboratorio vivo di ascolto, immaginazione e consapevolezza sonora. Tra i professionisti coinvolti figurano i compositori di musiche per film pluripremiati con David di Donatello, Globi d’Oro e Nastri d’Argento, membri dell’ACMF, tra cui Pasquale Catalano, Alessandro Molinari, Marco Testoni, Giancarlo Russo, Lorenzo Tomio, Francesco Ruggiero, Marco Werba, Angelo Marrone e Fabio D’Onofrio, insieme alle attrici e doppiatrici Sara Pallini e Carlotta Piraino. Il progetto, inoltre, ha visto il contributo di Massimo Privitera, critico cinemusicale e responsabile di ColonneSonore.net, che ha accompagnato gli studenti nella scoperta del valore critico, culturale e narrativo della musica per immagini.
Durante l’anno scolastico, inoltre, gli studenti hanno partecipato ad attività laboratoriali, incontri con autori, momenti di ascolto guidato, esperienze pratiche sulla relazione tra musica, emozione e immagine, con l’obiettivo di comprendere come il suono possa trasformare il significato di una scena e diventare strumento di educazione emotiva, attenzione, creatività e lettura critica dei contenuti audiovisivi contemporanei.
Tra i momenti più significativi, la visita didattica a Cinecittà e presso Marinelli Studios di Roma, partner dell’iniziativa e tra gli studi storici della post-produzione sonora cinematografica. Gli studenti hanno potuto osservare da vicino come nasce il suono nel cinema: il missaggio, la costruzione dei rumori, la sonorizzazione, la conservazione dei materiali sonori e il lavoro artigianale del rumorista. Grazie a Massimo Marinelli, Marco Marinelli ed Enzo Di Liberto, tra i più importanti rumoristi del cinema italiano, gli studenti hanno incontrato una professione tanto invisibile quanto essenziale. Di Liberto, legato anche alla grande tradizione sonora del cinema di Sergio Leone e a titoli come “C’era una volta in America”, ha mostrato ai ragazzi strumenti, oggetti e tecniche capaci di trasformare un gesto quotidiano in materia cinematografica: passi, porte, stoffe, cavalli, oggetti, ambienti, dettagli acustici che nel film diventano racconto, mostrando ai ragazzi anche un vecchio mocassino con cui fece i rumori delle scarpe di Al Pacino nel film “Il Padrino”.
Particolarmente apprezzata è stata anche la scoperta del patrimonio che rischia di scomparire: il catalogo analogico dei suoni, le registrazioni storiche, i nastri, le tecniche manuali e gli archivi costruiti prima della piena transizione digitale. Per i ragazzi è stato un viaggio nel tempo attraverso i media sonori del cinema degli ultimi decenni, un’occasione per confrontare il nastro e il digitale, la registrazione analogica e le librerie sonore contemporanee, il gesto artigianale e la tecnologia.
“Ascoltare il cinema” si è confermato così un progetto capace di unire formazione artistica, educazione all’immagine, cultura digitale e memoria dei mestieri del cinema, trasformando la scuola nel luogo in cui i linguaggi audiovisivi non vengono soltanto consumati, ma compresi, smontati, ascoltati e reinterpretati. Un percorso che educa i ragazzi non solo a vedere meglio, ma soprattutto ad ascoltare ciò che le immagini spesso non dichiarano.
«Non si tratta di insegnare la musica per il cinema, ma di disinnescare l’analfabetismo dell’ascolto. I ragazzi abitano ormai un regime di immagini brevi, verticali, continue, dove il suono non accompagna, ma comanda; non emoziona, ma prescrive l’emozione; non sostiene il senso, lo orienta prima ancora che diventi pensiero. Educare alla colonna sonora significa incrinare questo pigro automatismo: restituire coscienza critica ai più giovani e sottrarli alla sordità culturale dei social e dei reel, dove il dominio invisibile dei suoni agisce prima ancora della consapevolezza» dichiara Eco, orgoglioso del percorso didattico in continua crescita.
Altrettanto soddisfatte la dirigente scolastica Maria Luigia Casieri e la docente referente del progetto, Cristiana Santi, che commenta «è stata un’esperienza originale e unica nel suo genere. Ha promosso un nuovo mezzo di comunicazione: l’ascolto critico, capace di comprendere e valorizzare le immagini che da sole non sono in grado di raggiungere la profondità del messaggio stesso. Gli studenti hanno accolto con entusiasmo questo progetto che ha contribuito anche ad orientarli verso un mondo artistico che merita di essere valorizzato».
